Invito a cena con dispetto

febbraio 25, 2016

Il fattore “cibo” mi sta parecchio a cuore, per tanto mangio a modo mio, ovviamente, scegliendo il meglio per me, e per il resto della banda, infischiandomene altamente di tutte le convenzioni e luoghi comuni che ruotano attorno a questo argomento. Tutto nasce qualche anno fa…
Ero in realtà una persona molto diversa, poco attenta a salute e alimentazione, adoravo i fast food e i loro sapori forti, con una predilezione per gli spuntini fuori pasto, possibilmente di cibo spazzatura. Ovviamente frutta e verdura non erano contemplate.
Bene, detto così, sembra mostruoso, ma è abitudine molto, molto comune, alla faccia degli healty smoothie e compagnia danzante. Beh proprio una bella escursione in un famoso fast food, mi portò a riflettere su ciò che mettevo in corpo: fu impossibile non pensarci, dato che passai più di 10 ore con nausea pesante, prima di liberarmi del pessimo pasto, disturbo causato palesemente da uno dei miei cibi preferiti, (patatine fritte!) cotto con olio stravecchio, immagino. Beh la sensazione di essermi avvelenata non me la scordo più. Da allora, sento una leggera nausea ogni volta mi trovo di fronte un ristorante di quella catena, insomma una sorta di rifiuto.
Ecco, qui si può segnare una linea di demarcazione,  in cui mi sono avvicinata all’argomento food, capendo a pieno (è stato chiarissimo!!) che siamo ciò che mangiamo, e che stiamo come mangiamo.
Quindi non mi sono fatta mancare dapprima i documentari shok sui fast Food (il più interessante e scorrevole di tutti “Supersize me”, da veramente l’idea del danno che il cibo spazzatura può causare all’organismo, a seguire poi i rischi dovuti alla produzione e consumazione del cibo “industriale” legati al discorso “allevamento intensivo” ecc), poi le letture, carta e digitale, dal veganesimo al consumo consapevole, alla nutrigenomica. Tutto per trovare risposte a domande che è banale persino formulare: il cibo fa male? Davvero posso evitare di ammalarmi, se cambio la mia alimentazione? I benefici sono visibili da subito? E i danni?
Beh, cose paranoiche di questo tipo.
Il percorso è lungo e attento a non diventare “taliban del cibo”,  estremista cieca presa dalla voglia sacrosanta di salute, ma che stravolge tutto il suo vivere in nome di un etica alta e forte, che comprende il rispetto per gli animali, ma non per gli altri umani che, semplicemente, non si pongono il problema. Ora, se siamo cosa mangiamo è giusto che ognuno scelga chi vuole essere, e finita lì, senza guerre mondiali. Utopia.
Utopia vera, le persone si giudicano a vicenda e si accusano a vicenda per cosa mettono nel piatto. Vai a capire perché. Ma tant’è.
Io la mia scelta l’ho fatta, in base a miei disturbi, sensazioni, prove ed esperimenti/esperienze fatte su di me, e su me sola, per me, perché così voglio io. Non sono vegana, né vegetariana. Per ora mi piaccio così,  sono solo anticibospazzatura, questo sì, non me ne frega se è tanto buono, sembra genuino, e poi c’ha le proteine, se dentro ha l’olio di palma e company, per me rimane lì sullo scaffale al super, se ti piace mangiatelo tu. E me ne frego che la carne dà sostanza, e proteine (stanno tutti in fissa!) e che siamo onnivori, io non la mangio, in nessun modo, perché mi fa male. A me. A me,fa male. Ora, non voglio dispensare consigli, per altro non richiesti, perché non mi sento nessuno per farlo, però una cosa posso affermarla con certezza: dare poca attenzione a ciò che introduciamo nel corpo è un po’ una follia. Ho la certezza che mangiare sano non mi mette al riparo dalle malattia, certezza granitica come quella che mi fa sostenere che fregarsene perché “se no fare la spesa diventa impossibile ” mi ci condurrebbe dritta dritta incontro. Ma possibile poi che bisogna darsi una definizione anche in campo alimentare? “Ah ma allora sei vegana?  Ah ma allora perché mangi il pesce? Guarda che i vegani non lo mangiano! E poi l’essere umano è onnivoro! Senza la carne non si vive bene, ti mancano le proteine e vitamine. Come farai con un figlio?” d’altra parte “ma perché i pesci non sono anime? Non provi pietà per loro? Non senti un senso di crudeltà nel bere latte?” No, al massimo colite.
Non giudico nessuno per le scelte alimentari come religiose, sessuali ecc, beh forse un tantino di odio per chi si arrostisce il panda alla griglia ce l’ho, vorrei solo non essere tediata con tutti i sermoni sull’etica, o quelli privi di fondamento scientifico (tipo che in gravidanza devi mangiare per due o bere birra, e la più bella di tutte, che il latte fa bene alle ossa).
Beh ecco questo post è un po’ un raccontarvi una parte di me, che non si riesce a collocare, ne di qua ne di là, che quindi finiscono tutti per evitare di invitare a cena!

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